Di Vivi Cervera

Pubblicato il  12 Maggio 2009 (www.vivicervera.com)

Alcuni giorni fa è arrivata nella mia casella postale un messaggio con la seguente domanda: Vivi… mi puoi spiegare cosa significa amare? Forse amare significa porgere l’altra guancia?

Queste due domande hanno ispirato questo testo, perché so che con la pratica delle 4 parole che curano arrivano nella mente di molte persone domande come per esempio se è corretto o no permettere l’abuso, il maltrattamento o qualsiasi situazione che sia difficile da affrontare. Per questo motivo mi permetto di rispondere secondo il mio punto di vista; chiarisco ancora una volta che non sono padrona della verità e che quindi posso sbagliarmi, di fatto sei tu che mi insegni, imparo grazie a te, perciò, per favore, prendi ciò che ti fa vibrare di più e lascia andare il resto, forse hai bisogno di leggere questo adesso o forse no .

Ci è stato insegnato che manifestare ira, paura, gelosia, tristezza o negazione è un male; ci è stato insegnato ad occultare questi sentimenti, a nasconderli,  a temerli, a reprimerli. E’ questa negazione o questa repressione che ha formato esseri umani separati e in costante guerra con sè stessi. Queste emozioni bloccate arrivano a trasformarsi in odio verso il nostro essere, perché ci fanno credere che siamo cattivi, imperfetti, peccatori, colpevoli, egoisti e perversi. Così si sviluppa il concetto di “non meritare” con la sua corrispondente necessità di pagare o castigare.

Integrare un sentimento è l’ opposto di reprimerlo, per questo è importante osservarlo e accettarlo, come se questo processo ci portasse alla conoscenza del nostro io per poter godere di ciò che stiamo sperimentando. Quando senti che non puoi controllare la tua ira, dolore, rabbia o tristezza è perché in qualche angolo del tuo essere stai rifiutando questa emozione, vuoi che se ne vada, che lasci il tuo corpo definitivamente per provare la pace;  il sentirti così ti porta verso quella lotta interna che ti impedisce di comprendere che il dolore è l’amore mascherato, che il dolore è l’amore protetto.

Se scegli di accettare il dolore fisico che è anche emozionale, comincerai a fare presenza nell’unico momento dove esisti, che è il presente e appena fai presenza osservando da vicino le tue emozioni represse, noterai che smettono di stare lì, semplicemente spariranno. Puoi chiederti: Sento ira o qualcosa di più? Quanta ira sto sentendo adesso? Come mi sento quando sono così? E infine accettare: “Ho diritto ad essere arrabbiata, iraconda, disperata o impaurita, la mia ira (o qualsiasi altro sentimento) è una parte  amorosa del mio essere, posso esprimermi adesso, posso sentirlo, posso permettere che questo sentimento resti con me, non c’è niente di male in me, mi permetto questi istanti di rabbia”. Esplora la pura emozione, senza i fatti, senza trasportarti a ieri. Noterai che la paura svanisce a mano a mano che l’accetti e la integri; quando la fai diventare parte del tutto, che sei tu, entri in profondità fino a che riesci a vedere di cosa è fatta realmente, per infine lasciarla andare. Questo trattamento si può applicare per qualsiasi evento doloroso e scomodo della tua vita, ti porterà molti benefici.

“Il dolore emozionale si nutre con la resistenza.”

Supponiamo che hai una relazione di coppia che ti provoca molto dolore emozionale e decidi che è il momento di cancellare i ricordi che ti legano a questa sensazione di carenza di affetto; allora cominci a regalarti ogni giorno più amore e a sentire che si accende una luce ogni volta che pronunci le parole guaritrici dell’ hoponopono o quando utilizzi qualsiasi altro meccanismo di liberazione emozionale che tu abbia deciso di adottare (i migliori metodi di liberazione emozionale ti permettono di ascoltare la tua voce interiore così come scioglierti fino al punto di  agire in comunione con la tua propria Divinità); quindi arrivano le risposte che avevi tanto chiesto sottoforma di impulsi come volertene andare di casa, senti il bisogno di ascoltare il tuo cuore per lasciare definitivamente il tuo partner oppure un giorno ti alzi con il desiderio di mettere tutti i suoi vestiti in una valigia perché se ne vada dalla tua vita o prendi una mazza da baseball e colpisci i cuscini in camera tua, piangi, gridi , ti lamenti, nella tua disperazione butti giù il telefono alla tua migliore amica, smetti di lavarti per vari giorni, vai al supermercato per un gallone di gelato, scivoli su una buccia banana che c’era in cortile, soffri infine ….

Percepisci nel tuo essere, una gran quantità di emozioni che interpreti come equivoci e come errori che sorgono dalla tua percezione errata della vita; in quell’istante puoi solo sentirti vulnerabile, fragile, non protetta, fallibile e soprattutto senti che hai fatto tutto male. Quindi ti chiedi: Forse questo è cancellare memorie con 4 parole che curano?

Si.

Cancellare memorie è il pronunciare e sentire le parole guaritrici per poterti appartare dal problema e permettere che l’Universo faccia il suo lavoro senza la tua interferenza. E’ molto logico quindi che tutto ciò che deriva dal tuo processo di guarigione abbia un valore, che tutto quello che consideri un errore in te, non sia altro che l’amore con una maschera di protezione e che accettarlo e integrarlo è continuare nelle mani della Divinità affinché tutte le tue azioni possano sincronizzarsi con i comportamenti degli altri esseri della Terra.

Cancellare memorie è abbandonarsi, è permettersi di essere un tunnel dove passa la luce, è celebrare tutto quello che succede nel tuo corpo e nella tua vita, anche se è mascherato da odio, rancore, apatia, cattiveria. Se senti l’impulso di gridare, piangere, correre o fuggire, concediti il permesso per farlo per un determinato tempo, qualcosa come : “mmm, credo che piangerò per i prossimi 20 minuti”, “andrò in autostrada a gridare”. Se non c’è tempo per stabilirlo così, accettalo ugualmente; per esempio, se una emozione ti ha colto di sorpresa e invece della colazione ti sei mangiata le foto del tuo ex, allora accetta questo affinché quella carta con inchiostro ti faccia digerire. Questo è approvarsi. Accada quel che accada, approvati. Benediciamo quel cocktail emozionale che scegliamo di sperimentare, la sua diversità ti ha messo in quel luogo dove ora mi stai leggendo, mentre io mi diverto nella tua lettura. Ricorda che ognuna delle tue azioni sono parte del piano di qualcuno, cosicché la perfezione è già una parte di te.

Per concludere, ho risposto alla domanda della mia cara amica e lettrice in questo modo:

“Approvare e accettare ognuna delle tue intenzioni, pensieri ed emozioni è il tuo modo migliore di amare”.

Se dal tuo cuore nasce l’impulso di porgere l’altra guancia fallo e approvalo. E se la tua anima ha necessità di rompere il legame con qualcuno per poter apprendere, fallo ugualmente e approvalo. Ciò che scegli sarà perfetto per te e per me.

Mi dispiace, perdonami, ti amo.

Vivi Cervera. Copyright 2009. Diritti d’autore riservati.

Tradotto da Sabrina

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