Di Vivi Cervera

Raramente comincio un articolo con una domanda ed oggi mi vedo costretta a farlo per svegliare ancora di più la realtà di cui stiamo prendendo coscienza e che è stata oscurata dal nostro mondo sensoriale. La domanda è:

Quanto bisogno hai del tuo dolore emozionale per sopravvivere?

Sembra un atteggiamento da matti il fatto di aver la necessità del dolore emozionale per continuare a esistere, ma è così. Se prendi in considerazione che non c’è un mondo fuori di te, è perchè alla fine hai capito che tutte le idee che viaggiano per la tua mente in ogni istante sono scelte coscienti o inconscie del tuo essere e che esiste qualcosa che ti ha accompagnato da quando sei nato ed è la fusione della tua vera identità con la situazione problematica che hai nella mente. Questo significa che in questo istante della tua vita cominci a capire che tutti i sentimenti causati dalla paura non sono parte di quello che tu sei come essere umano, sono semplicemente l’alimento del tuo ego. Hai imparato fin da bambina/o a identificarti con il dolore come se fosse lui stesso, come se incarnassi il problema, credi di essere esattemente questo e così cerchi di lasciar andare le situazioni del passato, considerando te stessa/o come il fuoco centrale di questo evento, quando realmente sei lo spazio dove hanno luogo quelle situazioni. Allora puoi comprendere che non stai camminando perduta/o in un labirinto senza uscita; tu sei chi osserva il labirinto senza uscita che crea costantemente l’altra/o io.

A partire dall’istante in cui ti rendi conto che crei ogni pensiero che origina una emozione che dà posto al dolore emozionale o fisico, allora stai accettando che inconsciamente ne hai bisogno. E accettandolo comprendi che è primordiale lasciare indietro tutto quello che ti identifica e con il quale hai conservato una stretta relazione per anni, come per esempio il tuo stesso concetto di un divorzio, un incidente, una fobia, la tua infanzia, la dipartita di un essere caro, o quella ferita che hai ricevuto dentro di te e che ancora consideri ingiusta.

Per esempio, se soffri di qualche malattia, determina a che livello ne hai bisogno, che benefici stai ottenendo nel sentirti ammalata/o, cosa ottieni dalla vita o dagli altri nel sentirti sfinita/o, cosa stai ricevendo nel sentirti immobile o non poter trovare sollievo a quel dolore che soffri, analizza la ricompensa che nasconde la tua malattia e poi dedicati a trovare in quali pensieri ricicli questa necessità. Le tecniche multidimensionali che esistono attualmente ti permettono di essere un paziente attivo nel tuo processo di cura senza che ti senti a la mercè dell’opinione di altri.

Non sei colpevole per aver bisogno del dolore, perchè se analizziamo la nostra struttura e compisizione, questo atteggiamento è molto umano, pertanto naturale. Quindi sei responsabile di scegliere pensieri coscienti che ti permettano di fare presenza in questo istante della tua vita. E il tempo in cui viviamo ti offre una infinita quantità di metodi e tecniche per raggiungere la libertà del tuo essere, puoi utilizzare quello che più si adatta alle tue necessità o con il quale vibri di più, in ogni caso la base di qualsiasi terapia o metodo di liberazione ti permette di connetterti con il momento presente, con l’adesso, affinchè in questo modo tu possa togliere potere ai ricordi che provocano il tuo dolore. Ogni istante di sofferenza corrisponde o combacia con il “riciclo” costante delle vivenze, che quasi addormentate fanno un viaggio attraverso il tempo per manifestarsi nella tua realtà, ciclicamente. I ricordi subconsci si retroalimentano e creano circostanze che appoggiano l’idea che sei una vittima di qualcuno o di qualcosa esterno a te. E’ così come nascono quei sentimenti che ti scollegano dalla tua essenza e riducono a quasi niente il potere del tuo dio/dea, per successivamente ammalare la tua anima.

Allora chiediti per conto tuo , quanto sei disposta/o a lasciar andare la tua necessità di sentirti rifiutata/o, la tua necessità che il tuo consorte ti maltratti, di mangiare in eccesso, di deprimerti, di stare sola/o, di essere disoccupata/o, di sentirti inferiore, senza denaro, brutta/o, grassa/o, ammalata/o e qualsiasi altra necessità che vuoi aggiungere qui ….Quanto sei disposta/o a  permetterti di vivere senza quel sentimento che oscura il tuo presente ?

Essere cosciente che fino ad ora hai avuto bisogno del dolore per poter continuare ad esistere è il tuo primo passo per disfarti di esso. Quando il dolore (che è parte dell’ ego) si rende conto che è stato localizzato e che la sua ragione di essere o di coesistere con te è rimasto allo scoperto, automaticamente perde il suo potere perchè il tuo io cosciente comincerà a prestare attenzione alle reazioni che avrai di fronte ai problemi, alle tue risposte di fronte ai successi che ti accadranno. E ti darai l’opportunità di osservare il nucleo dei cosidetti problemi per chiederti se in realtà puoi lasciarli andare.

Esiste in te la necessità di essere parte di situazioni dolorose perchè il dolore ti inganna, ti mente, ti fa pensare che riceverai qualcosa in cambio. Questo qualcosa può essere la compassione, attenzione o la irresistibile necessità di vittimizzarti perchè non puoi assumere la responsabilità che il mondo ti ferisca, quasi sempre è più facile pensare che gli altri stanno agendo contro di te e che ti trovi attaccata/o, subordinata/o  fino al punto di dover tollerarli o scappare. Nonostante tutto sarebbe questione di poter comprovare che ottieni più pace interiore quando decidi che tutte quelle persone lì fuori sono la tua creazione e cominci a permetter loro che si allontanino da te.

Tu ed io abbiamo molte situazioni, sensazioni e dolori da liberare. Abbiamo creato più necessità a partire dal momento in cui abbiamo deciso di tornare su questo pianeta ed è tempo di scioglierle, affinchè vengano trasformate. Possediamo un desiderio innato di evoluzionare e per riuscirci è vitale essere parte attiva nel processo di cambio che può sperimentare il nostro mondo. Quindi la prossima volta che ti senti offesa/o, aggredita/o, sfiduciata/o, sfidata/o, umiliata/o, ferita/o, addolorata/o triste  per qualche problema o da un’altra persona o gruppo di persone, per  favore fai questo dialogo con te stessa/o:

“I miei sensi mi avvisano che in questo istante ho bisogno

che questa situazione negativa sia parte della mia vita.

Io elimino la mia necessità di questa situazione adesso”.

Puoi pensare a queste frasi rispetto a tutto ciò che non ti piace, che ti fa arrabbiare o che consideri ingiusto. In quell’istante di liberazione puoi arrivare a sentire (equivocamente) che non sei tu chi deve cambiare, ma l’altra persona, in quanto è lei che ti sta danneggiando. Ma anche se senti questa attrazione irresistibile di regalare il potere a quella persona e restarne senza, pensa che è ora che cominci a sentirti in pace con te stessa/o e che tu sia felice. Paradossalmente questa felicità viene accompagnata dalla responsabilità di guidare i tuoi passi per dove tu decida, senza che ti debba rinchiudere con gli altri in un labirinto di pareti grigie dove ci sono solo domande senza risposta.

Nel liberare situazioni dolorose, apri la porta al mondo dove le persone più ostili non ti possono più ferire, i fantasmi che ti rubano energia spariscono e impari a prendere coscienza di chi realmente sei.

Grazie.

Vivi Cervera. Copyright 2009. Diritti d’autore riservati.

Traducido por Sabrina (fissel_1@yahoo.it)

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